venerdì 16 novembre 2012

Local Rockin' Band

Sono un fan della buona musica, e questo penso ormai lo abbiate capito.

Sono un fan di chi si esibisce sugli enormi palchi degli stadi, ma anche (e forse di più) di chi sta stretto sul palchetto di pub, birrerie, locali sparsi qua e là, sudando rock e passione.

Ci sono tante piccole band che non usciranno mai dalla stanzetta in cui provano, altre che gireranno i soliti tre locali, altre che diventeranno una sorta di local hero che passa e va, e, finalmente, qualcuno che ce la fa, e che se non riesce a campare di sola musica, almeno ottiene delle belle soddisfazioni.

E poi, bè, ci sono le volte in cui ti guardi intorno e non capisci.

Non capisci perchè i sedicenti promoter, o i gestori - pardon, direttori artistici - dei suddetti pub e birrerie - lasciando a casa ogni possibile professionalità, prima di tutto chiedono alla band quanta gente porteranno alla loro serata, e poi tirano orrendamente sul prezzo, non rispettando il fatto che i musicisti, anche quelli più scalcagnati, si sobbarcano:
- prove
- km in auto per raggiungere il locale
- carico e scarico degli strumenti
- pubblicità, passaparola, tempo impiegato su internet o chissà dove altro a promuovere l'evento

Tutto questo senza contare che ci sarà poi il soundcheck e un paio d'ore di concerto.

Non capisci perchè quegli stessi promoter e direttori artistici promettano alla band una data, la fissino, la pubblicizzino, raccolgano adesioni per la stessa, e poi, con una scusa dell'ultimo minuto, la cancellino.

Non capisci perchè sempre quelle stesse persone continuino a chiamare cover band, tribute band, karaokisti e compagnia cantante, però poi siano tutti pronti a dire che la musica originale, eh, quella è un'altra cosa.

Non capisci perchè dalle piccole città, sempre gli stessi grandi conoscitori della musica si ostinino a chiamare un oscuro gruppo milanese, per il semplice fatto che viene dalla grande città, senza contare il fatto che chissenefrega di dove vieni, l'importante è quello che sai fare.

Non capisci perchè invece di avere un po' di coraggio e di investire sulle piccole grandi band, si preferisca puntare sui DJ Set, dove arriva il ragazzino di turno con l'iPad e poco altro, mette su qualcosa mixato malamente, e va bene così.

Non capisci perchè non si cerchi di educare in qualche modo le persone ad ascoltare la musica, a capire le parole, a cercare di andare oltre.
 
Non capisci perchè le riviste e i siti internet specializzati recensiscano in modo positivo anche i grandi album delle piccole band, ma poi la gente ascolti sempre gli stessi "prodotti" delle grandi case discografiche. Anzi, quello lo capisci: finchè ci saranno sempre i vari linusenicolasavino a propinare, con la loro ignoranza atavica, le stesse cose, bè, il grande pubblico ascolterà quelle.

C'è qualche piccola eccezione, in questo panorama desolato, ci sono dei locali, dei club, in cui si dà spazio alla musica vera, e si crede nelle piccole band. Ma sono pochi, sono delle eccezioni, dei dinosauri, degli anacronismi, che resistono al tempo che passa malamente.

Ci sono invece tante band, tanti cantanti, tanti cantautori, che meritano molto più successo di quello che hanno: i Miami & The Groovers, i Lowlands, i Cheap Wine, i Mandolin Brothers, Riccardo Maffoni, Daniele Tenca, Cesare Carugi e tanti altri. Quando sentite o leggete questi nomi, e non solo questi, non preoccupatevi di dove suonano: andateli a sentire, e godetevi la serata. Non capirete comunque il perchè di tutte le domande sopra elencate, ma sentirete della musica come si deve, nei locali giusti.

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