venerdì 10 maggio 2013

Southside Johnny & The Asbury Jukes





Domenica scorsa sono andato a vedere Southside Johnny & The Asbury Jukes.


Per chi non lo sapesse, Southside Johnny, 64 anni a dicembre, è uno dei tanti musicisti della East Coast americana che negli anni '60 e primi '70 ha calcato gli stessi palchi di Bruce Springsteen, per poi rimanere però confinato in un successo quasi locale. Per capirci, questa è stata l'unica data italiana, e ci sarà stato giusto qualche centinaio di persone, zero pubblicità, zero articoli sui giornali.

La location, le Officine Creative Ansaldo, a Milano, è davvero orrenda. Roba che un amico mi ha detto "speriamo che Southside sia così sbronzo da non capire dove sta suonando". Perchè non è che abbia mantenuto le sembianze di una fabbrica o di un capannone abbandonato, ma è di fatto un capannone abbandonato, dove hanno sistemato malamente un paio di luci, un bar (ottima davvero la birra, va detto), un palchetto, un impianto e poco altro. Aggiungo solo che se vi scappa la pipì, bè, tenetevela fino a casa.

Detto questo. Avevo già visto Southside Johnny nel 2006 al fu Transilvania, con un grande set di apertura degli amici Miami & The Groovers e poi un bel concerto del rocker americano. Che però alla fine era scomparso subito in camerino, lasciando Bobby Bandiera e il resto della band a fare autografi e qualche foto.

Domenica invece è stato diverso: la band è salita sul palco in perfetto orario, e ha suonato per due ore filate, senza pause, con un Southside in piena forma, che si è pure tolto gli occhiali da sole dopo un paio di pezzi, e ha scambiato più volte battute con le prime file. Tutta la band si dà da fare egregiamente, e se Glenn Alexander non è Bobby Bandiera (in tour con Bon Jovi), ci pensa Jeff Kazee a fare da spalla al leader, guadagnandosi anche i riflettori con una gran versione di Many Rivers To Cross.
La scaletta, stravolta rispetto a quella scarabocchiata prima dell'inizio dello show, mette in fila alcuni dei più grandi successi di Southside, da This Time It's For Real a All The Way Home, e quando sembra che tutto sia finito, con una grande I've Been Working Too Hard, c'è ancora spazio per una bellissima Hearts Of Stone (invece della Havin' A Party in scaletta) solo voce e piano.

E poi... e poi Southside Johnny si lancia sulle prime file del pubblico, e rimane per una buona mezz'ora a disposizione per foto, autografi, battute, dopo aver detto più volte di essersi divertito molto in quest'ultima tappa del tour europeo.

Quando gli porgo la scaletta da autografare, saccheggiata da una spia sul palco, mi guarda un attimo storto e mi dice "you stole the setlist", poi si mette a ridere, me la firma e mi stringe la mano.

Come dovrebbe essere un sacrosanto concerto rock.

1. This Time It's for Real
2. Take It Inside
3. Love On the Wrong Side of Town
4. Passion St.
5. Without Love
6. Cross That Line
7. Gin-Soaked Boy
8. Talk to Me
9. Walk Away Renée
10. Cadillac Jack
11. You Mean So Much to Me
12. Broke Down Piece of Man
13. Many Rivers To Cross
14. All Night Long
15. All the Way Home
16. Angel Eyes
17. Forever
18. Tired Skin
19. The Fever
20. I Don't Want to Go Home

21. Save Me
22. I've Been Working Too Hard

23. Hearts of Stone

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