sabato 13 settembre 2008

Alitalia e compagnia bella

Non so voi, ma io sono pesantemente infastidito da tutta questa faccenda di Alitalia.

Una compagnia gestita male, che per anni e anni ha continuato a assumere amici, cugini, parenti, raccomandati di questo o quell'esponente, perdendo soldi in modo sconsiderato, creando dei buchi di bilancio pazzeschi, occupando slot che sarebbero stati più utili ad altri, dando un servizio al cliente del tutto mediocre.

Eh, però per chi ci lavora è tutto grasso che cola: settimane corte, stipendi ottimi, diarie pazzesche.

E adesso, che i nodi sono ampiamente venuti al pettine, questi rimangono attaccati alla poltrona, senza scendere a compromesso alcuno. Ma non si rendono conto, questi brillantoni, che nel momento in cui Alitalia fallisca (cosa che personalmente mi auguro accada quanto prima), se ne vanno tutti, indistintamente, a casa? Che nel momento in cui qualcuno si prenda la briga di reruperare dal fallimento mezzi, slot e impiegati, sceglierà autonomamente i suoi uomini, senza curarsi di anzianità e gradi? Che nell'attimo del reclutamento, Air France o chi per essa potrà anche decidere di assumere solo piloti, steward e hostess suoi, fregandosene del tricolore italico?

Non solo: quello che mi lascia a bocca aperta sono anche i sinistri, che non sanno più a cosa attaccarsi, e con la loro faccetta truce dei giorni migliori, riescono anche a dire che se Alitalia crolla tutto il Paese ne subirà le conseguenze.

Rendiamoci conto che le cose stanno esattamente al contrario: questi anni, e anche solo gli ultimi mesi di agonia di Alitalia, sono costati allo Stato una cifra insensata, che difficilmente verrà mai colmata.

E se a pagare questi soldi inutili è lo Stato, indovinata un po', in ultima analisi, nelle tasche di chi va a prenderli.

Muoia Alitalia, e non se ne parli più.

Nessun commento: