giovedì 6 giugno 2013

Our Love Is Real

Lunedì scorso 3 giugno ero a San Siro.

Per puro caso, c'erano anche Bruce Springsteen & The E Street Band.

Ero in terza fila, centrale, davantissimo. Vi lascio immaginare il caldo, il sudore, lo spostamento della bestia umana in avanti e l'orrenda pressione nei momenti in cui il rocker del Jersey decideva di farsi la passerella nei pressi della mia posizione. Ma il rock non è per signorine, va bene così.

C'era tanta aspettativa per questo concerto, dopo le altre quattro tappe a San Siro, dal 1985 allo scorso anno.
C'era troppa aspettativa.

Chi diceva che avrebbe fatto un concerto pazzesco, chi sperava in tutto l'album Darkness On The Edge Of Town, chi addirittura tutto The River, e chi, più banalmente, sapeva che avrebbe fatto tutto Born In The USA, per una serie di ragioni.

Il sole una palla di fuoco ad accompagnarci per tutto il giorno, nel primo vero giorno d'estate di questo 2013, nessun pre-show a fare da aperitivo, e alle 20.15 circa, sulle note di C'era Una Volta Il West, entra la band, e dai tre anelli di San Siro parte una straordinaria coreografica, un "OUR LOVE IS REAL" enorme, davanti al quale tutti i musicisti rimangono senza parole.
E poi danno il via a quella che sarebbe stata una festa di tre ore e mezza, senza pause, una sfilza impressionante di singoli, un continuo sing-along, gettando all'aria la scaletta, e partendo con una Land Of Hope And Dreams, a una American Land in quarta posizione, per poi ricordarsi che in fondo c'è ancora un album da portare in giro, e quindi buttare dentro Wrecking Ball e Death To My Hometown. E se dopo circa un'ora di spettacolo arriva una splendida The River a riaccendere le speranze, con tanto di finale ripreso dal pubblico, tutto si spegne (!) con l'annuncio di tutto l'album Born In The USA in sequenza.
Il main set si chiuderà poi con l'onnipresente Badlands, e con l'ennesima sing-along, Hungry Heart.
Si respira un attimo con la bellissima, e in questa leg del tour bistrattata, We Are Alive, anticipata da This Land Is Your Land, ma si scivola ben presto nella festa di Twist & Shout prima e Shout poi.
Poi tutto si spegne, la band (tra l'altro, mai presentata come "E Street Band", ma solo come singoli musicisti) esce dal palco, rimane solo lui, Bruce, chitarra acustica e armonica, per una delle più belle Thunder Road mai sentite, che sapeva tanto di "grazie, è stato bello".
Springsteen saluta di nuovo sulle note di Morricone, e mentre esce dal palco sul megaschermo dello stadio partono le immagini dei suoi concerti a San Siro. Una mazzata tremenda.

Mi sono divertito? Certo, il giorno dopo non avevo più voce, non credo di essere stato fermo o zitto per un momento, fino alla fine e oltre.
Ho percepito un qualche messaggio, ho creduto di cogliere qualcosa da Bruce al di là delle sole canzoni? Onestamente no.
Cosa rimane davvero di questo San Siro 2013? This Land, We Are Alive e Thunder Road. I momenti più intimi, acustici e raccolti. Ma soprattutto la sensazione che un cerchio si sia chiuso, che magari questa formazione non tornerà più in questo stadio, e che quindi volessero fare una grande festa d'addio, perchè attraverso questi 28 anni è stato bello.

Nota a margine: venerdì, tre giorni prima di San Siro, ero nell'orrido Stadio Euganeo di Padova, e ho assistito a uno show del tutto diverso, nonostante cantante e musicisti fossero gli stessi. Pre-show acustico con The Promised Land e Growin' Up, apertura acustica con una violentissima The Ghost Of Tom Joad, poi Long Walk Home e tutto l'album Born To Run. Ok, nei bis hanno poi messo il pilota automatico, andando incontro all'ovvia Twist & Shout, ma l'intensità c'è stata e il messaggio anche.

Non so cosa riserverà il futuro a noi springsteeniani.

Incrociamo le dita, perchè comunque vada, our love is real.


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