venerdì 14 dicembre 2007

Am I good? Am I evil?

Come ho già avuto modo di dire altre volte, sono un appassionato (diciamola tutta: un fanatico) dei telefilm americani.
Sono ormai più che convinto che siano il vero prodotto televisivo del presente e del futuro: i film sono destinati ai multisala ipertecnologici, ai dvd e, tra non molto tempo, ai blue-ray ad altissima definizione, mettendo definitivamente nel dimenticatoio le vecchie vhs che molti di noi hanno ancora in casa, da qualche parte.
La televisione italiana, salvo rarissime eccezioni (mi vengono in mente i programmi di Fiorello, assente ormai da anni dalla tv, o quelli di Roberto Giacobbo, e pochissimo altro), è inguardabile, sia per la farcitura totale di pubblicità che per la qualità dei programmi stessi, che sembrano costruiti ad hoc per cerebrolesi, pensionati e, di fatto, basta.

Sono pochissimi i serial italiani che rispondono "presente!" all'appello, lasciando invece ampio spazio a sceneggiati e fiction, con risultati molto altalenanti: il film tv in due puntate andato in onda un paio di mesi fa su Rino Gaetano, per fare un esempio, si salva giusto per la recitazione dell'ottimo Santamaria, ma per il resto faceva acqua un po' da tutte le parti.

Oltreoceano, invece, lì sì che ci sanno fare.

Confezionano serial di altissima qualità come Lost, 24, Heroes e, nuovo fenomeno, Dexter.
Basato sul romanzo "Darkly dreaming Dexter" di Jeff Lindsay, il telefilm racconta la storia del serial killer buono Dexter Morgan, ematologo per il Miami Metro Police Department di giorno e giustiziere di notte. Il tutto con trame ottimamente scritte, personaggi credibili (su tutti, il detective di colore James Doaks e l'ispanico Angel Batista) e caratterizzati in modo egregio, dialoghi scritti da mani sapienti, ritmo come si deve, varie, eventuali.
Neanche a dirlo, va seguito esclusivamente in originale: il doppiaggio italiano, pur non essendo pessimo (curato da Fox Italia) perde per strada i vari accenti dei personaggi, oltre alla cadenza del protagonista, accento importante per il delinearsi del suo character.

Dubito che Dexter valicherà mai i confini di Sky per approdare sulle reti generaliste: il pubblico italiano non è pronto, la violenza fisica, verbale e psicologica che è dipinta sulla superficie del serial difficilmente convincerebbe le alte sfere di Mediaset o Rai a sobbarcarsi il prodotto in chissà quale fascia (e anche negli USA, onde evitare problemi, sta andando in onda su Showtime). Ma nel 2007 (quasi 2008, via), nell'era di internet, tutti sappiamo che per procurarsi una puntata di questo o quel telefilm basta un clic sul mouse. E non facciamo i bacchettoni sul fatto che sia più o meno legale, che siamo a Natale.

Dexter vale la pena di essere visto, senza se e senza ma.

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